Decentramento – maggio 2015

Testo sul decentramento, preparato da Luisa, Toni e Silvana Ranzato inviato a Laura Onofri, invitandola nuovamente a venire per discuterlo

DECENTRAMENTO

L’esperienza della nostra associazione – che ha come finalità non solo la formazione e l’informazione politica, ma anche la partecipazione alla vita del territorio—per collaborare con la circoscrizione, non sempre è stata facile.

Anche da qui le nostre osservazioni :

– art. 5 C.I. “-La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali, attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo, adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. “

Decentramento significa deleghe di poteri dalle istituzioni centrali a quelle periferiche.

– In realtà, le circoscrizioni del comune di Torino, hanno limitate competenze decisionali(v. art.63 Statuto della città di Torino ) e parimenti limitate risorse economiche.

-In questo ambito, la circoscrizione è l’istituzione periferica più vicina ai cittadini e i suoi organi potrebbero e dovrebbero avvalersi della partecipazione attiva dei cittadini stessi per decisioni riguardanti i problemi concreti del proprio territorio.

-Le norme contenute nel Regolamento del Decentramento non danno spazio alla volontà dei cittadini. E, a nostro avviso, il lavoro per la riforma del regolamento nulla aggiunge che possa ampliare la partecipazione e lascia aperti molti interrogativi.

Entrando un poco più nel merito.

  1. Il linguaggio utilizzato ci è parso, per usare un eufemismo, poco comunicativo. Ovviamente desideriamo un linguaggio preciso ma anche chiaro e accessibile a tutti i cittadini.

Ti sappiamo sensibile ai problemi della lingua, che purtroppo non sono solo quelli legati al genere. Dalla (ri)scrittura potrebbe iniziare una vera rivoluzione nei rapporti istituzione-cittadino. Il bilancio partecipativo dovrebbe avere come primo obiettivo l’essere scritto in modo non solo ”normale”, ma addirittura accattivante .

Il burocratese non aiuta né la comprensione né la partecipazione.

  1. I principi ispiratori sono realizzare il decentramento e la partecipazione (art 1), principi condivisibili e che condividiamo, ma …
  2. A) decentramento: ci pare che da un lato si amplino i compiti (viabilità secondaria) e dall’altro si diminuiscano le competenze (cosa comporta un numero minore di coordinatori, oltre al minor costo?) e le possibilità di decidere in modo autonomo. Cioè le circoscrizioni non hanno (e non hanno avuto) un vero potere deliberativo sui temi che possono tranquillamente venire affrontati con territori su cui insistono circa 100.000ab (città media, che pensiamo efficiente nella gestione dei servizi e del territorio), soprattutto adesso che c’è la città metropolitana. Vi è stato un decentramento di uffici (anagrafe, verde, servizi ecc) ma a questo non pare corrisponda potere decisionale. Quando abbiamo proposto la Zona 30 ci è stato detto che decideva il Comune. Il decentramento richiede che il Comune abbandoni molte sue prerogative (sussidiarietà) e le passi in toto (personale e mezzi) alle circoscrizioni; la scelta delle dimensioni dovrebbe dipendere solo dall’efficienza. Vengono proposte circoscrizioni di circa 150.000 ab: sarebbe interessante conoscere quali risparmi di scala comportano rispetto ai 100.000 attuali (a parte il risparmio sul personale politico).
  3. B) partecipazione: è stata una dei grandi fallimenti delle attuali circoscrizioni, ma gli strumenti (che non hanno funzionato) non ci sembra vengano cambiati. Come esempio portiamo l’”assemblea”, che di norma si risolve in una bagarre dove prevalgono gli urlatori, dove non si decide ma neanche si chiarisce. In genere più che favorire la partecipazione scoraggia i cittadini. Anche la partecipazione ha le sue dimensioni a seconda del tema che si tratta, ma a seconda del tema ha anche le sue forme, che sono più articolate delle attuali previste. Anche la partecipazione presuppone potere: si discute e ci si impegna la dove c’è uno spazio di decisionalità.
  4. Oltre alla partecipazione ci pare che le circoscrizioni abbiano grandi limiti per quel che concerne la comunicazione (ma gli atti non potrebbero andare tutti su internet nel giro di pochi giorni?) e quindi l’informazione, non solo sulle posizioni assunte ma anche sulle motivazioni che le sottendono. Ma questo non vale solo per le circoscrizioni.
  5. Ora , a fronte di un mantenimento del funzionamento rispetto al passato (dai politici delle circoscrizioni ma anche dai cittadini deprecato), non ci è chiaro quali sono stati i criteri (a parte quello economico: risparmio di personale politico e tecnico mentre auspicheremmo un risparmio per miglioramento dell’efficienza) per cui si è passati da 9 a 6 circoscrizioni e per la scelta delle nuove configurazioni (l’area? La popolazione? La problematicità di un territorio?), poiché è ovviamente importante salvaguardare la rappresentatività dei cittadini. Neppure ci è chiaro il rapporto che dovrebbe configurarsi tra le nuove circoscrizioni e i così detti quartieri storici, a cui si fa riferimento (ma in quale forma esistono ancora?).
  6. Abbiamo poi trovato dei punti specifici che non ci sono chiari: ad esempio, là dove (art 1, c2) si parla di promozione di volontariato e sussidiarietà. Pensiamo che il volontariato si possa, dove c’è, sostenere e magari vederne una forma di coordinamento, ma non è certo la pubblica amministrazione che deve promuoverlo (è, per l’appunto, volontariato), a meno che s’intenda utilizzare forme di volontariato per supplire a servizi, atteggiamento che non possiamo condividere neppure in momenti di crisi; la sussidiarietà ci pare pleonastica, perché ci pare scontato che ogni livello di amministrazione (e di organizzazione di cittadini sul territorio) svolga una funzione sussidiaria rispetto a livelli più complessi. Ma a volte è più un problema degli organismi che stanno a monte che non di quelli a valle.

In attesa di confrontarci con te, cordialmente