2020 – La città dei 15 minuti. – premessa

2020 dicembre – LA CITTÀ DEI 15 MIN (Hidalgo)

ECOLOGIA VICINANZA SOLIDARIETA’PARTECIPAZIONE (Carlos Moreno)

GENERE (noi)

(da                    )

SAN SALVARIO : CITTÀ DEI 15 MIN

La pandemia ha acceso una nuova e diversa attenzione sulla città, perché  ha portato, tra gli altri cambiamenti,  i distanziamenti  obbligatori e l’uso di brevi percorsi attorno a casa, l’utilizzo dei negozi di prossimità, il lavoro da casa, le scuole chiuse, e, precludendoci l’uso consueto della città, ci ha fatto riscoprire le aree di prossimità, e quindi il quartiere con i suoi servizi e disservizi,  rilanciando con forza “ la città dei 15 min”. *(1)  Il perdurare poi del lokdown, con i suoi effetti economici e sociali, ha anche messo in evidenza l’importanza della costruzione o del rafforzamento di reti di solidarietà, e, in generale, il ruolo delle diverse associazioni nel far sì che un luogo corrisponda ad una comunità consapevole e coesa.

Pensare alla città dei 15 min, significa immaginare una città sana (non inquinata), dove ci si muove in sicurezza, in un ambiente gradevole a misura di bambina e di donna( e quindi di tutte e di tutti),  una città “bella” e piacevole, oltre che facilmente accessibile. E soprattutto significa una città che offre a tutti nuove opportunità e dove diminuiscono le disuguaglianze, di genere, di generazione, economiche e sociali.

È quindi una città “ripensata”, dove con interventi minimi e minimali si mette mano allo spazio fisico (utilizzo di spazi abbandonati, ridefinizione della strada come spazio pubblico accogliente a disposizione di tutti e non solo delle automobili, sicurezza nelle sue diverse accezioni, riutilizzo tutto il giorno degli spazi pubblici ad esempio degli spazi scolastici) e viene anche implementata nella sua offerta di socialità e accoglienza (progetti partecipati, app di comunità, attività per giovani e donne ecc).

  1. Tutte le volte che ci rechiamo, per lavoro o tempo libero, “altrove” rispetto al quartiere dove viviamo, verifichiamo  che la città non è un tutto omogeneo:  è invece  la sommatoria di parti con caratteristiche fisiche, socio economiche  e funzioni diverse, legate al farsi della città nel tempo. Le parti della città abbastanza omogenee  per caratteristiche fisiche (costruite nello stesso periodo storico) e per caratteristiche socio-economiche (gruppi riconoscibili, operai/piccola borgesia ecc, autoctoni , prima o seconda immigrazione),  che si possono attraversare in 15 min  quasi mai corrispondono alle circoscrizioni, che sono una suddivisione politico- amministrativa che poco ha tenuto conto delle dimensioni e delle peculiarità delle varie aree. In genere i cittadini si riconoscono infatti in aree più piccole delle circoscrizioni (vedi San Salvario, che è altro rispetto Oltre Po o l’area del Lingotto, tutte aree dell’attuale  circoscrizione 8). Inoltre le dimensioni delle circoscrizioni attuali (la 8 supera attualmente i 100.000 ab),  non favoriscono la partecipazione: Torino potrebbe avere 30/40 aree dei 15 min (a Milano ne hanno individuate 88), aree che oltre ad offrire servizi facilmente accessibili a piedi facciano riferimento ad una comunità che si ritrova in alcuni fattori comuni.
  1. Una città policentrica che, come auspichiamo, deve essere attraente e stimolante, è composta da parti distinte ma fra loro complementari, parti che  per alcuni servizi devono tendere all’autosufficienza ( servizi essenziali, che devono essere presenti in ogni quartiere – scuole di base ad es.),  mentre devono essere presenti altri servizi con la funzione di attrarre dalle altre zone e di rendere identificabile il quartiere (il quartiere della movida e quello dell’università, per esempio), servizi che non è pensabile né ha senso siano presenti in ogni quartiere. Presenza di servizi essenziali e non, accessibilità e caratteristiche materiali e immateriali positive  potrebbero in parte  ridimensionare le peculiarità  negative che connotano alcune aree periferiche rispetto alle aree più centrali.
  1. Vi sono singolarità di un territorio che fa sentire gli abitanti appartenenti  a… Questo è chiaro nei quartieri dove c’è più ricchezza di associazioni e attività,  o, al contrario, dove ci sono più problemi: in questi casi  l’appartenenza  è diffusa e percepita (quanto è servito agli abitanti di San Salvario che il quartiere fosse raccontato da giornalisti estranei come un quartiere a rischio?).
    Le “Case del quartiere” hanno avuto poi  una funzione importante di riferimento,  incontro e di creazione di d’identità negli 8 quartieri dove sono collocate, consentendo alle persone di interagire in ambienti densi di stimoli, ma sono chiaramente in numero insufficiente sul territorio cittadino.
  1. Le caratteristiche fisiche dei diversi quartieri sono diverse, e questo è parte della varietà e ricchezza di una città: ma alcuni elementi, se pur diversi fra loro, devono essere sempre presenti e valorizzati per riconoscere che si è in città, e quindi quando, nelle periferie soprattutto,  non sono individuabili, vanno introdotti e rafforzati. Ad esempio la piazza a cui fare riferimento nella zona, dove c’è il mercato, dove incontrarsi, e  il sistema delle piazze e dei giardini sostenuto da segni riconoscibili, ma anche edifici particolari, oltre ad altri elementi fisici (ad esempio un corso d’acqua), sono importanti per costruire la riconoscibilità di un quartiere(vedi appartenenza).
    San Salvario ad esempio, ha due piazze con mercato, piazza Madama e piazza Nizza, altri spazi pubblici come Largo Saluzzo o piazza Govean, ma non ha un centro fisico riconoscibile e riconosciuto da tutto il quartiere, non ha  una piazza comune; ma Corso Marconi, che in un certo periodo è stato anche sede del mercato,  potrebbe diventare una sorta di lunga piazza che unisce il cosi detto quadrilatero alla parte più a Sud, come una cerniera .

Poi San Salvario ha il Valentino e il Po, e potrebbe diventare riconoscibile per un sistema del verde (che attualmente non c’è).  Inoltre molti edifici sono decorati con mascheroni, e sono presenti edifici interessanti (fine ottocento, primo novecento e contemporanee): tutti questi elementi , se opportunamente “reclamizzati”, potrebbero diventare oltre che un brand nel sistema turistico della città, parte della cultura specifica  degli abitanti (appartenenza).

Quello che immaginiamo, deve essere chiaro, non è una galassia di villaggi: è una città meglio servita, che mantiene e potenzia tutta la sua ricchezza di offerta di incontri con persone tanto simili quanto diverse, di commerci e di cultura, ma che rende più gradevole e facile la vita ai suoi abitanti, prevedendo anche una connessione rapida con ciclopiste e con mezzi pubblici tra i centri dei diversi quartieri.

  1. La partecipazione dovrebbe ovviamente far parte della città dei 15 min: tanto nella informazione, discussione e condivisione delle scelte migliorative del quartiere, quanto nell’introduzione di elementi di bilancio partecipativo (e di genere). Il poter disporre di un budget annuale per migliorare la qualità della vita con scelte consapevoli aumenta l’interesse per il bene pubblico e in generale per la propria città.

Una analisi di ogni quartiere come “città dei 15 min”, può quindi essere la base dell’analisi di tutti i quartieri di Torino e può portare a un documento proposta di lavoro per il prossimo consiglio comunale. Mai come ora dobbiamo avere lo sguardo rivolto al futuro, sperando e immaginando un futuro migliore.

Ad esempio, in ogni quartiere (dove non sia presente la CQ) potrebbe essere previsto un gruppo (formato da abitanti volontari, maschi e femmine, associazioni presenti  interessate,  2/3 tecnici comunali o del terzo settore) per favorire la partecipazione e per innescare un processo prima di conoscenza e poi di rinnovamento del quartiere. Le associazioni, presenti e attive da anni in alcune parti del territorio cittadino, potrebbero con uno slancio di generosità mettere a disposizione la loro esperienza in altri quartieri (si pensi, per San Salvario, a Manzoni people’s, all’Agenzia, all’associazione delle donne ecc) con una sorta di gemellaggio o inseminazione vicendevole.

La nostra osservazione è concreta, e parte da San Salvario, dove abitiamo, perché è un quartiere che conosciamo, sappiamo abbastanza bene cosa offre e di cosa manca  (per noi) e pensiamo che a partire dalla nostra  analisi, completata dai punti di vista di altre donne, diverse da noi anche per età*(2),  si possa pensare ad una “carta”, o più modestamente una griglia,  per rendere omogenee (in senso positivo, non omologate) e, per una serie di sevizi,  autosufficienti,    tutte le parti della città, sia del centro che della  periferia, cosa che  porterebbe a superare almeno in parte le differenze di qualità della vita oggi esistenti.

Il quartiere ha meno di 40.000 abitanti, è esteso per circa 2Km in  lunghezza e in larghezza mediamente per 500m, quindi percorribile a piedi,  col nostro passo di signore agées attraversabile in poco più di 15 minuti, e per chi usa la bici in meno di 15m. Migliorare la qualità della vita vuol dire anche mettere in contatto fra di loro i cittadini del quartiere: la presenza di numerose associazioni, che si occupano di temi diversi,  è una ricchezza del nostro quartiere, e la Casa del Quartiere ha un ruolo particolare nell’essere un riferimento per tutti. La sua sede per altro è quasi baricentrica rispetto al quartiere. Inoltre la presenza delle sedi di tutte le religioni, con annessi oratori e scuole,  è un’ulteriore ricchezza e permette di usufruire di sostegni anche nelle situazioni più difficili e dolorose.(solidarietà, partecipazione)

La nostra riflessione fa sue le indicazioni di Carlos Moreno, e cioè considerare l’ECOLOGIA, la   VICINANZA  la SOLIDARIETA’ e la PARTECIPAZIONE come costanti nell’analisi (alle quali si aggiunge per noi il GENERE), analisi che è impostata sugli ELEMENTI – MATERIALI E IMMATERIALI –  NECESSARI  in ogni quartiere che voglia essere “dei 15 min”, elementi che spesso ci sono, ma a volte no (nel qual caso dovrebbero  necessariamente essere introdotti); inoltre, consideriamo gli elementi che possono essere fruttuosi  per l’IDENTITÀ, fattore per noi importante soprattutto nei quartieri più fragili (periferia), per fondare quel senso di appartenenza che è alla base di una comunità.

Ma un ulteriore elemento da considerare, quando si pensa alla città dei 15 min, è l’IDENTITA DI GENERE: l’utilizzo della città non è uguale per tutti e la città non è neutra, ma è stata via via costruita privilegiando una precisa visione maschile che ha portato a determinate scelte . Un esempio eclatante sono le scelte relative alla mobilità: si è favorito l’uso dell’automobile e, in modo poco perspicace, la costosa costruzione di grandi infrastrutture viarie, riducendo gli investimenti nei trasporti pubblici, nelle ciclopiste e nei marciapiedi, più utilizzati dalle donne.   Le donne, che di fatto nella storia non hanno partecipato alle scelte relative alla città, sono cittadine con bisogni propri, di norma non indagati e non considerati: dai giardini disegnati secondo certe caratteristiche ai bagni pubblici (magari con fasciatoio) distribuiti sul territorio, dalle fermate dei mezzi non troppo distanti tra loro (vedi tipologia degli spostamenti)  alla possibilità di sostare lungo percorsi sicuri, ad una illuminazione soddisfacente, alla richiesta di un decoro urbano ecc. Senza dire dell’assenza a tutt’oggi di asili nido, che penalizza soprattutto le donne: la media UE è del  33% di copertura dei possibili utenti,  mentre in Italia è inferiore al 25% dei potenziali utenti. Tutti bisogni, a volte anche non molto costosi, che se soddisfatti migliorerebbero  la vita a metà della popolazione, e che quindi consideriamo fondamentali nella nostra analisi.

*(1)  LIVRE BLANC n° 2   “LA VILLE  DU ¼ D’HEURE” Du concept à la mise en oeuvre – Chaire ETI      – IAE Paris  Universitè Paris 1 Panthéon  Sorbonne

*(2)Sono state individuate donne di diverse fasce di età e abitanti in diversi quartieri di Torino, per ragionare insieme sulle caratteristiche della Città dei 15 min