2025 -22/10 Verbale

Verbale n. 28 del 22/10/2025
LA REALTA’ DELLE DONNE IN CARCERE (2° Incontro)
Presenta : Anna
Apre l’incontro DANIELA RONCO docente di Sociologia della devianza-UNITO.
Il titolo è importante e servono dei dati per sfatare falsi miti, stigmatizzazioni. I numeri sono
essenziali per stimolare un approfondimento nel dibattito. Servono a contestualizzare il
fenomeno, a rilevare la strutturazione della disuguaglianza sociale e la marginalizzazione che il
carcere riproduce: i detenuti sono 63198,di cui 2759 donne. Sono il 4% stabile nel tempo.
Gli stranieri sono il 28%.
La provenienza delle donne: Romania, Nigeria, Marocco.
La povertà diffusa, e l’emarginazione dei gruppi sociali sono specificità femminili.
MADRI: 20 donne, con 24 bambini con loro.
In Italia ci sono tre Istituti femminili: Venezia(Giudecca), Roma, Trani. L’80% delle donne sta nelle
46 sezioni femminili in carceri maschili. La sezione di Torino è la più numerosa con 125 donne. In
genere le sezioni sono piccole, gestite da e per maschi. Le detenute rischiano di cadere
nell’invisibilità, con difficoltà a far valere i propri diritti per quanto riguarda le attività processuali e
la territorialità che garantisce una più ampia rete sociale. Le donne soffrono di più la detenzione.
TRANS: sono 70 in Italia. La tendenza è collocarli in Sezioni apposite in carceri maschili, con
l’aggravio di stigmatizzazioni. Nel carcere di Ivrea ci sono 7/9 trans.
Cosa fanno o non fanno le donne in carcere?
Il 45% lavora, poche ore per qualche mese senza contenuti formativi. Le formazioni sono
stereotipate (cucito,lavanderia). Le donne in carcere hanno livelli di istruzione più bassi di quelli
dei maschi. Hanno più difficoltà ad accedere perché il loro basso numero porta con sé quanto
prima accennato,rischio di invisibilità e violazione dei diritti.
Nel carcere di Torino due celle sono aperte più ore al giorno. Le altre sono chiuse e generano
più sofferenza e più problematiche. Ci sono due celle “lisce”,dove si toglie tutto per evitare a chi
è in isolamento di farsi del male. C’è una sorveglianza di 24 ore. Suicidi, episodi di
autolesionismo nel carcere femminile sono avvenuti in queste celle. I numeri sono più alti tra le
donne che soffrono di più per la deprivazione sociale che il carcere peggiora.
PERLA ALLEGRI
docente di Filosofia del Diritto- UNITO.
Il 60% delle recluse sono madri. Chi non è madre non ha tutelati i suoi diritti.
Cita la visita di una rappresentante del PD nel carcere di Rebibbia, ha incontrato otto donne
incinte con problemi di salute incompatibili col carcere. Le donne incinte sono poco visibili, non
sono segnalate.
La Legge n°48 del Decreto Sicurezza non prevede più il rinvio della pena per donne incinte o
madri. Salvini ha modificato la norma per cui il rinvio è facoltativo.Il giudice decide non sulla base
della pericolosità del reato,ma sul pericolo di recidiva.
È previsto anche che le madri in Icam (istituti custodia attenuata per madri) che fanno atti contrari
alle norme,siano trasferite in istituti di pena senza i loro bambini. Mattarella avrebbe dovuto
opporsi.
Inoltre il decreto prevede la punizione per il reato di resistenza passiva che non si era mai
punita(Rifiutarsi di fare la doccia,di entrare in cella,di mangiare ecc.). I profili di incostituzionalità
sono tantissimi.
ICAM (Istituti custodia attenuata per detenute madri)
Sono case/carceri. Possono accedere madri con figli fino a un anno. se i figli hanno da 1 a 3 anni
è facoltativo ed è previsto il carcere ordinario.
A Torino c’è un Icam,poi a Milano e Venezia(Giudecca).A Cagliari non è in funzione.
La dislocazione comporta la violazione del diritto di territorialità,che prevede la detenzione là
dove vivono gli affetti.
Le Convenzioni Internazionali dicono che il nascituro deve nascere libero.C’è il diritto di
uguaglianza. C’è un dato che deve far riflettere: rispetto alla società libera i suicidi nelle carceri
sono 20 volte di più.
SUSANNA RONCONI – Attivista e ricercatrice
Questo è un periodo pessimo del carcere. Separare le madri dai figli non si era mai visto.
Una proposta di legge,la Cirielli,prevedeva di negare la potestà genitoriale a donne che avevano
pene maggiori di 5 anni. Così si punisce un gruppo indistinto,senza andare a vedere chi sono le
madri. C’è dietro un fantasma patriarcale,la “cattiva madre”. Una donna che ha compiuto un reato
è una cattiva madre.
Durante gli incontri, le interviste e i laboratori autobiografici con le detenute si parlava sempre di
una maternità vissuta, agita. Una donna che ha commesso un reato non necessariamente è una
cattiva madre.
Le donne sono sempre state internate e carcerate per aver trasgredito codici di genere.
Erano definite isteriche,streghe. I loro atti trasgressivi erano considerati patologie.
Oggi c’è questa tendenza,l’eccesso emotivo delle donne spaventa e torna il tema della
trasgressione di genere.
Il rischio è quella definita”doppia colpa”, la trasgressione e il senso di colpa per averla fatta.
Il carcere produce una minorazione,una infantilizzazione quotidiana che per le donne si porta
dietro una minorazione secolare. Lombroso usava le stesse parole.
Quindi il lavoro con le donne deve essere improntato a rinforzare il Sé adulto,con laboratori di
self-empowerment (parlare della propria forza,non della colpa). Bisogna unire la nostra forza con
la loro.
Nel carcere manca un osservatorio perenne che faccia da presidio.
Il Coordinamento Transfemminista si batte per portare uno sguardo femminista dentro il carcere.
Il femminismo italiano non si è occupato del carcere.
Qualche nota interessante emersa dal dibattito:
● I minori (minorenni e giovani adulti) sono 611 in Italia. Un anno prima erano meno di 400
● Per metà detenuti non è rilevato il titolo di studio. Le attività sono sporadiche,manca
sistematicità. Per le donne il percorso è fatto di stereotipi.
● È un pessimo periodo per far entrare la società civile in carcere.Difficoltà per i volontari.
● Le donne fanno attività solo quando gli spazi non sono occupati dagli uomini.
● Non è previsto studio e lavoro. In genere viene scelto il lavoro per bisogno economico.
● Il documento per i permessi contiene,per le donne,la valutazione del tipo di madri che
sono. Non c’è per gli uomini.
● L’ente locale,la città possono fare molto.Entrare in carcere vuol dire anche fare
osservatorio civile,è un ruolo di responsabilità civile. C’è un progetto di sportelli che
entrano in carcere,ad esempio lo sportello anagrafe.                                                                                ● I tipi di reato commessi dalle donne sono reati contro il patrimonio e reati di droga.
● Recidive: non ci sono dati accurati di genere