Verbale n.8 del 25/2/2026
Conferenza con la Prof.ssa Paola Bonfante sul tema della Biodiversità urbana.
Introduce Bice che presenta la Prof.ssa Paola Bonfante prof. emerito dell’Università di Torino
(corso di biologia vegetale) che fa ricerche e tiene seminari nel mondo. Ha partecipato al
Movimento Donne e Scienza, nato a Torino, e che si è allargato a tutta Italia. È autrice del libro
“Piante. Noi e loro”.
BIODIVERSITA’ è una parola globale, copre aspetti diversi (povertà, ricchezza, disuguaglianze).
La sorella è SOSTENIBILITA’.
Parole nate in ambito scientifico che poi confluiscono in ambito più ampio, sociale e politico.
Biodiversità è una parola recente proposta da E. Wilson. Comprende tre gradini diversi:
1. Diversità legata all’informazione che ogni individuo porta in sé (DNA).
2. Quante sono le specie di organismi viventi.
3. Diversità degli ecosistemi(collinare,marino ecc.). Sono circa 120.
La Costituzione, all’art.9, usa la parola biodiversità e dichiara che va tutelata per le future
generazioni. La biodiversità ha anche un valore economico,è un capitale naturale che va valutato
per ogni paese. Non è sufficiente valutare solo il PIL.
Non è facile quantificarla, non ci sono numeri definitivi sulle specie esistenti. Questo pone un
problema nel quantificare le specie in pericolo. Sappiamo che gli anfibi sono la specie più in
pericolo. Anche una pianta scoperta in Malesia,la lanterna delle fate, è considerata in pericolo di
estinzione.
Si pone una domanda: abbiamo fatto passi avanti?
Si calcola che siamo più di 8 miliardi di persone. Bisogna dare più spazio alla natura e alle
coltivazioni. Le piante fanno la fotosintesi e sono modulatrici del clima riducendo il carbonio
dell’aria. Anche il fitoplancton e le alghe catturano l’anidride carbonica. Si fanno analisi continue
che ne calcolano la quantità.
Il 3% della superficie del pianeta è occupata da città.
Il 56% della popolazione vive in città. E in città si consuma il 75% delle risorse.
E questo genera il 70% di CO2.
Il consumo senza rigenerazione è l’impronta ecologica dei paesi. Il Katar è uno dei paesi più
consumatori, l’Equador il meno consumatore.
Il grafico proiettato mostra che a partire dal primo ‘900 si ha una frattura dell’equilibrio,dovuta alla
deforestazione per agricoltura e allevamenti. L’urbanizzazione è poco rilevante nel grafico.
Da quando gli uomini piantano alberi in città?
C’erano giardini e alberi ma erano privati. Il verde pubblico inizia da noi con Napoleone
(Milano,Torino) all’inizio dell”800.
Come si affronta il problema di mettere alberi in città?
Ogni città in Italia ha proprie strategie.
MILANO: nel 2019, con la Fondazione Forestami, si progetta di piantare 3 milioni di alberi entro il
2030. E’in corso la forestazione nella cintura periferica della città. Il Bosco Urbano visto come
infrastruttura. Questa tecnologia ha bisogno di esperti di clima,biodiversità,abitanti.
TORINO: decementificazione del Valentino, uso di un materiale, il calcestre, che trattiene l’acqua.
Ci sono anche attività cittadine che portano avanti il tema del verde.
PALERMO: Centro Nazionale della Biodiversità. Studia le biodiversità urbane. Ci sono differenze
tra le biodiversità del suolo,è un mondo invisibile che circonda le piante.Va monitorato.
ROMA: Carlo Blasi sostiene che le piante devono essere autoctone. Quindi studio delle piante da
usare per gli impianti.
PRATO: strategia opposta a quella di Roma. A Prato c’è una forte immigrazione cinese, le piante
esotiche hanno preso piede. E si possono inserire nel territorio.
Qual’è la città più verde?
I dati non sono così certi. Roma ha più parchi, Torino è considerata una città molto verde.
Biodiversità e salute.
La biodiversità ha ricadute sulla salute fisica e mentale. Ci sono studi recenti e diverse
valutazioni. G.Vacchiano sta facendo un lavoro di cernita degli studi pubblicati.
Per ora mancano numeri statistici che diano notizie sicure. Studiare le piante in città è una sfida
che comporta una convergenza di saperi e di cura.
