2026 -8/4 Verbale

VERBALE n. 14 . INCONTRO 8 aprile 2026  inbiblioteca
“CAMBIARE LA COSTITUZIONE “PIÙ BELLA DEL MONDO” È POSSIBILE?”
Con la Prof.ssa Anna MASTROMARINO, docente di diritto comparato, UNITO
Presenti più di 40 persone, presenta e coordina Marilena, verbale Silvana
Non ci sono comunicazioni.
Marilena presenta la relatrice e il tema che verrà affrontato, a partire dal titolo dell’incontro.
A.Mastromarino, che ha scelto di farsi “divulgatrice costituzionale” e di parlare della Costituzione come fatto sociale, entra subito nel vivo, perché sappiamo da dove partiamo, l’antifascismo, che permea talmente tanto la nostra Costituzione da non dover neppure essere citato, ma è meno chiaro dove vogliamo andare. Innanzi tutto, la nostra Costituzione non è la più bella Costituzione del mondo, ma è certamente la più bella per noi, che l’amiamo, e non è perfetta. Quindi è per noi importante, ci emoziona, contiene il nostro passato e le nostre speranze, ma oltre che parlare al nostro cuore è un testo normativo. Norme che devono essere rispettate da tutti i poteri pubblici, che sono soggetti alla Costituzione. Le Costituzioni sono per le loro caratteristiche fuori dal percorso del tempo, ma debbono essere alimentate con la quotidianità. Durano per sempre se vengono reinventate e attualizzate, e i cambiamenti sono stati previsti già dai/dalle costituenti: l’art 138 infatti indica come cambiarla. Il buon legislatore deve conoscere bene la società in cui agisce e prescrivere cambiamenti non troppo radicali. È la “legge della breccia”: tra lo stato attuale e il cambiamento proposto, tutti e due basati su una profonda conoscenza della società, dei suoi valori e delle sue tendenze, non deve esserci una distanza incolmabile, pena cambiamenti che rimangono sulla carta.
La costituzione quindi parte dai principi, da ciò che vogliamo essere ma deve essere in dialogo con le nuove generazioni, coi loro bisogni: deve quindi essere interpretata in termini evolutivi, ma non svalutata. Si possono fare cambiamenti per attualizzarla, ma non intaccare le radici, che sono le radici della democrazia e che sono nel 1946 molto chiare:
– Contenimento dei poteri
– Tutela delle minoranze
– Rispetto del pluralismo.
Queste tre radici sono strettamente legate tra loro e creano un equilibrio: toccarne una significa modificare anche le altre, e perdere l’equilibrio, intaccare il nostro sistema democratico.
Modificare la costituzione, non nelle radici, è comunque un atto che deve appartenere a tutti. L’antifascismo non va richiesto, ma agito: si deve agire da antifascisti, col pensiero critico che si deve apprendere nella scuola pubblica, con l’attuazione dei diritti sociali, che rivoluzionano la vita di tutti.
Scrivere la Costituzione è stato anche un atto di pedagogia, si sono indicati obiettivi che solo dopo gli anni 60 cominciano ad essere attuati: lo statuto dei lavoratori, si modifica l’idea di famiglia, vengono istituite le regioni e si pongono le basi del sistema nazionale sanitario. Dopo gli anni 60 c’è stato un periodo di revisionismo, e negli anni 90 si è cominciato a pensare di modificarla. Ma non sempre il cambiamento è stato giudicato positivo e quindi accettabile dai cittadini.