2018 – Da una città n. 250 – di Vicky Franzinetti -articolo (archivio documenti)

Credo che quando altri propongono soluzioni a domande che non ti eri posto/a è meglio farsi quelle domande per trovare le proprie risposte.

A me pare che in questo periodo la sinistra sia solo capace di giudizi morali, anche commendevoli e sicuramente giusti, per esempio sul salvare le vite di migranti, non separare i bambini/e dai genitori (Trump), ma che non sia assolutamente in grado di avere una piattaforma politica. La destra invece pare assolutamente incapace di una giudizio morale (in effetti è amorale) ma riesce, in quasi tutto il mondo, ad avere una piattaforma politica.

Per esempio, pensiamo a cosa dice la sinistra sul come pensa di gestire l’immigrazione: illimitata e non regolamentata? Illimitata ma con domande e quindi legale? Da qualunque paese? Solo da alcuni? Di persone che si presentano o selezionate per il lavoro, l’età e il censo (come in Australia, Nuova Zelanda e Canada per esempio)? Che tipo di investimento vuole dare uno stato? I 35 euro al giorno fissati dall’Unhcr per l’Italia per ogni richiedente (dati in servizi e “paghetta”) possono essere spesi meglio? Se sì come? Si gestiscono i respingimenti? Certo, ma avete guardato la Ue? Funzionari corrotti, in primis Juncker (lo riportava Libération: ha promosso senza concorso un paio di amici, oltre alla vecchia condanna per frode, in Italia tutti zitti), ma avete previsto quale sarà la maggioranza prevedibile dopo le elezioni del 2019 se non cambia qualcosa? Visegrad uber alles?

Parliamo di immigrati e non di rifugiati (alcuni li equiparano, io no). è comunque chiaro che i veri poveri non arrivano dall’Africa né da altrove, dato il costo delle traversate con i trafficanti (e quindi le Ong raccolgono ciò che i trafficanti lasciano a metà). Poi ci sono i movimenti di popoli, come quello siriano, che sono altro, qui sto parlando di immigrazione e non di rifugio. è giusto? Non è giusto? E non ne parlo in senso morale, ma in termini di piattaforma politica. E l’accoglienza? Come è gestita? In Norvegia una volta accettati si hanno due anni per imparare la lingua. Poi bisogna passare un esame e se non si frequenta o non si passa l’esame vengono tagliati i sussidi; per emigrare in Svezia bisogna sostenere un esame di legge e cultura generale; in Australia la cittadinanza richiede il rispetto di alcuni principi di uguaglianza di genere e di razza e richiede che il paese abbia bisogno di te. E qui in Europa? È giusto prendere persone poi tenute in condizioni deplorevoli? Abbiamo le risorse per accogliere le persone che arrivano? Che ruolo hanno le Ong? Nel corso del tempo hanno incominciato a fare quello che i governi non vogliono fare. Mi ricordo molti anni fa una conferenze dei capi dell’elettricità chiamato E-8 dove uno dei paesi spiegava che, essendo una certa centrale molto controversa, avevano pensato di bandire alle Ong i lavori così non sarebbero apparsi i governi. Lo stesso dicasi per il finanziamento di temi scottanti, quali contraccezione e aborto, oppure per i salvataggi in mare. Le Ong o le cooperative vengono spesso utilizzate per la gestione dei rifugiati o per i pazienti psichiatrici, spesso trattati male (e con paghe e pensioni minime per chi ci lavora). Ma possibile che uno stato non possa gestire direttamente i servizi ai più deboli e li lasci a Ong (a volte ottime e a volte mafiose). Per continuare: i trafficanti e le Ong trasgrediscono ambedue le leggi dei loro stati: gli uni facendosi pagare in denaro e gli altri in bene(ficenza), in crediti morali. Sono le nuove indulgenze e in quanto tali non rispondono né a criteri di legalità, né a democrazia interna, ma solo a incommensurabili criteri di bene e male. Domanda: bisogna distinguere tra rifugiati e immigrati? Devono esserci confini? Oppure vogliamo un mondo senza confini, quindi eliminando l’idea che uno stato possa invadere l’altro o che movimenti di persone possano essere problematici (e non sempre legittimi) e se sì, chi lo decide, chi paga le pensioni, gli ospedali e le scuole, chi decide la lingua che si parla? Che responsabilità abbiamo noi verso paesi che non sanno controllare le loro disparità, come per esempio la Nigeria che è molto ricca (fino al 2014 con un tasso di crescita a due cifre, ma con molta disparità e quindi molti poveri); verso quelli che non sanno controllare la paura, le gang (Honduras, El Salvador). Alcune delle richiedenti asilo meso-americane fuggono a fidanzati violenti: gli Usa hanno l’obbligo morale di prenderle? E quelli che per malgoverno hanno fame e fuggono dal Nicaragua e dal Venezuela? Il Nicaragua vive un periodo di crollo delle istituzioni, come pure il Venezuela: gli altri paesi sono responsabili di questo crollo e se sì, in che misura? Questi paesi hanno avuto libere elezioni e come noi hanno eletto dei disgraziati. Dobbiamo accogliere i loro cittadini? Diverso è il caso della Siria, o della Libia o di paesi in guerra. O è sbagliata questa distinzione tra guerra ed economia? Di quanto siamo disposti a far scendere il nostro tenore di vita, cambiare la cultura e le abitudini? Lo dice una che, come molti di voi, da anni lavora con rifugiati (poco con i richiedenti asilo), insegnando, facendo da tutor. Una delle persone che seguo da più anni è stata due giorni fa vittima di un attacco razzista a Torino, ma proprio per questo so quanta fatica costa il tutto, a loro e a chi davvero li segue.

Un fatto è prevedibile solo se è noto quale sia il risultato finale, altrimenti è probabile o meno, ma non prevedibile. Se non sapessi che l’acqua bolle, ovvero non fossi a conoscenza dei cambiamenti di stato, potrei ragionevolmente pensare che diventi sempre più calda. Questo tipo di proiezioni lineari ad infinitum si fanno spesso in politica, perché non siamo in grado di prevedere punti di sbalzo, cambiamenti di stato, se non ex-post (e quindi non è una previsione) . L’avvento dei social ci ha portato da una situazione di vaga prevedibilità a una di probabilità in cui nessuno è in grado di prevedere, né di sapere che cosa succederà come reazione a evento, per esempio alla fine della privacy. Non ci preoccupiamo del possesso dei dati e stiamo scambiando quello che succede su Facebook (o Whatsapp, che per altro è di Facebook) con quello che succede davvero. Quello che sappiamo è che i capi dei social hanno appoggiato Trump (Zuckenberg ha poi fatto parziale marcia indietro per la questione dell’immigrazione, ma in vista delle udienze parlamentari che ha avuto si è tenuto buono il presidente) e che la gente vende i propri dati quando usa Gmail o Facebook, senza accorgsi della quasi pornografia del mettere la propria privacy in piazza. Qualcuno mi dice: non ho nulla da nascondere: quindi non importa se ti seguo in bagno o mentre sei a letto o fai sesso? Ma perché uno deve fotografare quello che mangia, le persone che vede, ri-tweettare insulsi slogan politici pensando che questo cambi il mondo?.

Non ci accorgiamo o parliamo poco del fatto che la Cina sta diventando una feroce potenza coloniale, che si è comprata oltre il 25% della terra coltivabile in Africa sub Sahariana, mandando il prodotto a casa e che questo è uno dei motivi dell’emigrazione da povertà da alcuni paesi. Forse siamo passati senza colpo ferire dall’idea di onnipotenza occidentale a quella di omni-colpevolezza, purchè onni- sia quel sia?

Alcune decisioni (soprattutto della destra) hanno risultati imponderabili: per esempio l’introduzione dei dazi sfavorirà alcuni e favorirà altri, ma il risultato finale non si conosce. I canadesi introducono dazi che colpiranno soprattutto le zone che hanno votato Trump. I britannici soffriranno per un po’ ma per me la vera domanda è se questo aumenterà o diminuirà la disparità sociale. Parecchi anni fa essere no global era di sinistra, adesso la sinistra dice di essere per la globalizzazione e contro i dazi; la sinistra era per il chilometro zero (che suppongo voglia dire produzione locale e non globale) e si diceva per la difesa dei redditi, ma non si occupava dei redditi che calano per le retribuzioni bassissime degli immigrati. Un tempo si chiamava esercito di riserva. Anni fa un ricercatore della Cisl e io proponemmo ai due sindacati (io allora lavoravo all’Ires Cgil) una ricerca per verificare se effettivamente la presenza di immigrati abbassava le retribuzioni delle seguenti categorie: colf, edili e braccianti, confrontati con settori protetti come docenti, giudici etc. Ci rifiutarono il progetto. Così lo ha fatto la Lega nord nei fatti.

Ora, vi è mai capitato di andare a cena con rispettabili persone di sinistra che parlano di cibo, vacanze (con un tocco d’arte) e di colf o badanti e di nipoti se ne hanno? A me è capitato e quando a un certo punto ho fatto notare che la retribuzione oraria delle badanti (per gli anziani genitori) era di 1,90 euro l’ora (fate il conto), mi è stato obiettato che di più non si può e che poi vivono in casa e anche quello va conteggiato. Vive la gauche! E poi si passa a parlare di vacanze. Perché di sinistra ormai non c’è quasi nessuno che non sia di classe media o ricco? In una chiacchierata con una degnissima persona che ha sempre votato a sinistra, che è simpatica, faccio notare che a Torino le vecchie zone Pci sono Lega o Cinquestelle e mi dice: ah la gente, il popolo non capisce. Da dove nascono le idee giuste? O anche solo le idee?

Credo che quando altri pongono soluzioni a domande che non ti eri posto/a è meglio porsi quelle domande per trovare le proprie risposte

A me pare che in questo periodo la sinistra sia solo capace di giudizi morali, anche commendevoli e sicuramente giusti, per esempio sul salvare le vite di migranti, non separare i bambini/e dai genitori (Trump) , ma che non sia assolutamente in grado di avere una piattaforma politica. La destra invece pare assolutamente incapace di una giudizio morale (in effetti è amorale) ma riesce, in quasi tutto il mondo, ad avere una piattaforma politica.

Per esempio pensiamo cosa dice la sinistra sul come pensa di gestire l’immigrazione: illimitata e non regolamentata? Illimitata ma con domande e quindi legale? Da qualunque paese? Solo da alcuni? Di persone che si presentano o selezionate per il lavoro, l’età e il censo (come in Australia, Nuova Zelanda e Canada per esempio). Che tipo di investimento vuole dare uno stato? : i 35 € al giorno fissati dall’UNHRC per l’Italia per ogni richiedente (dati in servizi e ‘paghetta’) possono essere spesi meglio? Se si come? Si gestiscono i respingimenti? Certo ma avete guardato la UE? Funzionari corrotti, in primis Juncker (lo riportava Libération, aver promosso senza concorso un paio di amici oltre alla condanna vecchia per frode, in Italia tutti zitti) , ma avete previsto quale sarà la maggioranza prevedibile dopo le elezioni del 2019 se non cambia qualcosa? Visengrad uber alles?

Parliamo di immigrati e non di rifugiati (alcuni li equiparano io no): E’ comunque chiaro che i veri poveri non arrivano dall’Africa né altrove, dato il costo delle traversate con i trafficanti, e quindi le ONG raccolgono ciò che i trafficanti lasciano a metà. Poi ci sono i movimenti di popoli, come quello siriano, che sono altro, qui sto parlando di immigrazione e non di rifugio. E’ giusto? Non è giusto? E non ne parlo in senso morale ma in termini di piattaforma politica. E l’accoglienza? Come è gestita? In Norvegia una volta accettati si hanno due anni per imparare la lingua. Poi bisogna passare un esame e se non si frequenta o non si passa l’esame vengono tagliati i sussidi, in Svezia per emigrare bisogna sostenere un esame di legge e cultura generale, in Australia la cittadinanza richiede il rispetto di alcuni principi di uguaglianza di genere e di razza e richiede che il paese abbia bisogno di te. E qui in Europa? E’ giusto prendere persone poi tenute in condizioni deplorevoli? Abbiamo le risorse per tenere persone che arrivano e perdere i giovani qualificati? Che ruolo hanno le ONG? Nel corso del tempo hanno incominciato a fare quello che i governi non vogliono fare direttamente o indirettamente. Mi ricordo molti anni fa una conferenze dei capi dell’elettricità chiamato E-8 dove uno dei paesi spiegando che una certa centrale era molto controversa avevano pensato di bandire alle ONG i lavori così non sarebbero apparsi i governi. Lo stesso dicasi per il finanziamento di temi scottanti, quali contraccezione ed aborto, oppure per i salvataggi in mare. Le ONG o le cooperative vengono poi utilizzate per la gestione dei rifugiati o per i pazienti psichiatrici, spesso trattati male e con paghe e pensioni minime per chi ci lavora). Ma possibile che uno stato non possa gestire direttamente i servizi ai più deboli e li lasci a ONG (a volte ottime ed a volte mafiose).

Per continuare: i trafficanti e le ONG trasgrediscono ambedue le leggi dei loro stati gli uni facendosi pagare in denaro e gli altri in bene(fattenza), in crediti morali. Sono le nuove indulgenze e quindi in quanto tali non rispondono né a criteri di legalità, né a democrazia interna, ma solo ad incommensurabili criteri di bene e male. Domande: bisogna distinguere tra rifugiati e immigrati? Domanda: devono esserci confini? Oppure vogliamo un mondo senza confini, quindi eliminando l’idea che uno stato possa invadere l’altro o che movimenti di persone possano essere problematici e non sempre legittimi) e se sì, chi lo decide, chi paga le pensioni, gli ospedali e le scuole, chi decide la lingua che si parla? Che responsabilità abbiamo noi verso altri pesi che non sappiano controllare le loro disparità – come per esempio la Nigeria che è molto ricca (fino al 2014 con un tasso di crescita a due cifre, ma con molta disparità e quindi molti poveri) – e quelli che non sanno controllare la paura, le gang (Honduras, El Salvador) Alcune delle richiedenti asilo meso-americane fuggono fidanzati violenti: gli USA hanno l’obbligo morale di prenderle? E quelli che per malgoverno hanno fame e fuggono come dal Nicaragua e dal Venezuela? Per esempio il Nicaragua vive un periodo di crollo delle istituzioni, come anche il Venezuela: gli altri paesi sono responsabili di questo crollo e se sì, in che misura? Questi paesi hanno avuto libere elezioni e come noi si sono eletti dei disgraziati, come noi. E quindi dobbiamo accogliere i loro cittadini? Diverso è il caso della Siria, o della Libia o di paesi in guerra. O è sbagliata questa distinzione, tra guerra ed economia e se lo è dovrebbero esserci frontiere aperte e quali sono gli effetti prevedibili? Di quanto siamo disposti a far scendere il nostro tenore di vita, cambiare la cultura e le abitudini? Lo dice qualcuna che, come sono certa anche voi, da anni lavora con rifugiati (poco con i richiedenti asilo) , insegnando, facendo da tutor. Una delle persone che ho seguito da più anni, Ahmed, è stato due giorni fa vittima di un attacco razzista a Torino, ma proprio per questo so quanta fatica costa il tutto, a loro e a chi davvero li segue.

Un fatto è prevedibile solo se è noto quale sia (il risultato finale, l’oggetto) , o se lo si immagino, altrimenti è probabile o meno, ma non prevedibile. Se non sapessi che l’acqua bolle, ovvero non fossi a conoscenza dei cambiamenti di stato, potrei ragionevolmente pensare che diventi sempre più calda. Questo tipo di proiezioni lineari ad infinitum si fanno spesso in politica, perché non siamo in grado di prevedere punti di sbalzo, cambiamenti di stato, se non ex-post (e quindi non è una previsione) . L’avvento dei social ci ha portato da una situazione di vaga prevedibilità ad una di probabilità in cui nei fatti nessuno è in grado di prevedere, né di sapere che cosa succederà come reazione ad evento, alla fine della privacy ed anche in economia. Non ci preoccupiamo del possesso dei dati e stiamo scambiando quello che succede su Facebook (o wattsup che per altro è di Facebook) con quello che succede davvero. Quello che sappiamo è che i capi dei social hanno appoggiato Trump, (Zuckenberg ha poi fatto parziale marcia indietro per la questione dell’immigrazione ma in vista delle udienze parlamentari che ha avuto si è tenuto buono il presidente) e che la gente vende i propri dati quando usa gmail o facebook e non si accorge della quasi pornografia del mettere la propria privacy a onor del mondo. Qualcuno mi dice: non ho nulla da nascondere: allora gli dico io non importa se ti seguo in bagno o mentre sei a letto o fai sesso? Anche questo è inevitabile? Ma perché deve fotografare quello che mangia, le persone che vede, ri-tweettare insulsi detti politici pensando che questo cambia il mondo (ma perlomeno è una e-indulgenza, un’indulgenza elettronica e non deve fare in pratica nulla).

Non ci accorgiamo o parliamo poco del fatto che la Cina sta diventando una feroce potenza coloniale, che si è comprata oltre il 25% della terra coltivabile in Africa sub Sahariana, mandato il prodotto a casa e che questo è uno dei motivi dell’emigrazione da povertà da alcuni paesi. Forse siamo passati senza colpo ferire dall’idea di onnipotenza occidentale a quella di onni-colpevolezza, purchè onni- sia quel sia?

Alcune decisioni (soprattutto della destra) hanno risultati imponderabili: per esempio l’introduzione dei dazi sfavorirà alcuni e favorirà altri, ma il risultato finale non si sa. I Canadesi introducono dazi che colpiranno soprattutto le zone che hanno votato Trump. I Britannici soffriranno per un po’ ma per me la vera domanda è se questo aumenterò o diminuirà la disparità sociale E allora? Parecchi anni fa essere no global era di sinistra adesso la sinistra dice di essere per la globalizzazione e contro i dazi (come pensavano che si sarebbe svolta la non globalizzazione? ); la sinistra era per il kilometro zero (che suppongo voglia dire produzione locale e non globale) e si diceva per la difesa dei redditi ma non si occupava dei redditi che calano per le retribuzioni bassissime degli immigrati. Un tempo si chiamava esercito di riserva. Anni fa un ricercatore della CISL ed io proponemmo ai due sindacati (io allora lavoravo all’IRES CGIL) una ricerca per verificare se effettivamente la presenza di immigrati abbassava le retribuzioni delle seguenti categorie: colf, edili e braccianti, confrontati con settori protetti come docenti, giudici etc. Ci rifiutarono il progetto. Cosi lo ha fatto la Lega nord nei fatti.

Ora vi è mai capitato di andare a cena con rispettabili persone di sinistra che parlano di cibo, vacanze (con un tocco d’arte) e di colf o bandanti e di nipoti se ne hanno. A me è capitato e quando ad un certo punto ho fatto notare che la retribuzione oraria delle badanti (per gli anziani genitori) era di 1,90 € l’ora (fate il conto) , mi è stato obiettato che più non si può e che poi vivono in casa e anche quello va conteggiato. Vive la gauche! E poi si passa a parlare di vacanze. Perché di sinistra ormai non c’è quasi nessuno che non sia di classe media o ricco? In una chiacchierata con una degnissima persona che ha sempre votato a sinistra, che è simpatica, faccio notare che a Torino le vecchie zone PCI sono Lega o 5 Stelle e mi dice: ah la gente, il popolo non capisce. Rispondo ‘Ma quelle erano le masse cui tanto ci rifacevamo?’ ‘Non capivano allora’ mi risponde. Fine della conversazione. Parliamo di cibo, vacanze e colf (io non avendone lì mi perdo). Da dove nascono le idee giuste? O anche solo le idee?

Un altro aspetto è il passaggio dall’occuparsi di chi lavora a chi consuma, come evidenziato circa dieci anni fa in un bellissimo pezzo dell’Economist e poi ripreso da Slavoij Zizeck, il filosofo Sloveno, se vuoi dissentire compra organico, compra equosolidale (quello di solito ha viaggiato un po’) etc. E’ come consumatore che hai potere politico (quindi alla classe medio alta perché i poveri consumano meno e male, sono ‘cattivi’ scelgono il prodotto che costa meno anche se inquina di più). Questo spostamento dalla forza lavoro, spesso idealizzata, al consumatore/trice è segno dei tempi e mi pare che il diritto del consumatore/trice sia più debole di quello del lavoratore/trice. Credo che ci sia un problema di interesse molto marcato nella questione dell’immigrazione e che molte se non tutte le persone che votano a sinistra (nelle varie versioni che questo ha) non hanno un lavoro le cui retribuzioni sono scese per la combinazione di immigrazione non protetta (badanti, colf, braccianti edili, imprese di pulizie nel lavoro onesto, prostituzione e spaccio tra i lavori disonesti), e quindi di basse retribuzioni, e di deregolamentazione del mercato del lavoro (molto diverso da quello che incontrarono a nord gli immigrati del sud). Per esempio quando la categoria dei giornalisti si è vista molto minacciata da social, internet e giovani pagati a pezzo, è scattata subito la cassa integrazione, affar di stato. E quando le colf italiane ad ore si sono viste minacciate che è successo? Niente. Quindi per certi versi si può dire che chi non compete e cerca consumi a più buon prezzo ne trae vantaggio, chi lavora a poco non ne trae vantaggio.

Le quote (vedi pari opportunità) si usano solo verso l’alto (quante/i parlamentari ecc) ma mai verso il basso, ed io mi chiedo quale sarà a lungo termine l’effetto di alcuni lavori a basso costo svolti solo da particolari etnie). E cosa ne dicono le donne italiane che un tempo erano ‘donne fisse e poi a ore’? Lo sapete che poi ci sono divisioni inter-etniche per cui per esempio a Torino i ponteggi sono in mano agli egiziani, mentre i muratori sono rumeni, albanesi? Uno dei rifugiati sudanesi che seguo e che frequenta il Cipet, ovvero la scuola organizzata da regione, datori di lavoro e sindacati, per l’edilizia, mi dice che poiché non parla rumeno nello stage lo isolano. Lo sapete Gli effetti della etnicizzazione del lavoro sono imprevedibili. In Danimarca (La Stampa del 3 luglio 2018) alcuni si lamentano del fatto che il governo manda i figli dei rifugiati/immigrati al nido/materna per 25 ore a settimana (5 ore al giorno) e che quindi va contro la loro cultura. Un po’ matti? Come pensano che se la cavino alle elementari? Poi potremo dire che c’è discriminazione perché in percentuale un numero minore arriva all’università? Lo stesso problema dell’istruzione obbligatoria si trova con i Rom (meno con i Sinti). In Germania i tassi di integrazione dei Siriani sono bassissimi. E che dire della prostituzione (Nigeria, Albania e est Europa, dopo un periodo ‘brasiliano’): va bene che queste persone si vendano e vivano in condizione che non sono un granché? Non si discute più se la prostituzione sia giusta o sbagliata? E le badanti e le colf: dove sono finite le discussioni sulla divisione del lavoro domestico e la fornitura di servizi pubblici? Siamo certi e certe che far venire persone povere da un altro capo del mondo a farle pulire le case, i vestiti e poi parlarne ipocritamente come di ‘amiche’ sia giusto?   Magari è un’altra occasione per essere ‘buoni e buone’?

Abbiamo il diritto di definire come vogliamo che sia un paese, quello in cui viviamo, in futuro, che valori vogliamo promuovere? Secondo la sinistra no, la globalizzazione sento dire ‘è inevitabile’ come l’immigrazione. Ma siamo matti? Abbiamo trasferito l’inevitabilità del mercato (che non esiste) a tutto il nostro pensare? L’immigrazione è inevitabile ? Certo che le politiche e gli accordi possono definire e cambiare le cose, come purtroppo sta dimostrando la destra, che quindi soffre meno del senso di impotenza. Mi pare che su questo la sinistra si sia giocata le elezioni.

Non c’è nulla di inevitabile se non forse la natura, e anche lì i fenomeni sono imprevedibili ma non credo inevitabili. Una nota leggera: vogliamo che gli animali restino puri per cui ci preoccupiamo se il coccodrillo cubano si incroci con un alligatore dei Caraibi, ma vogliamo che da una parte gli esseri umani si mescolino, purché non siano ‘indigeni’ e allora è meglio che restino ‘puri’ e la loro cultura sia protetta? Ovvero le culture (che per definizione sono il risultato di mescolanze) devono restare ‘pure’ se assimiliamo quel gruppo di persone ad una specie protetta? Pensiamo oggi come sinistra che ognuno si sviluppa i propri valori come fossero in una provetta sottovuoto? E che dire se quali valori vanno contro alcuni diritti fondamentali?

Abbiamo il diritto di difendere i valori della costituzione e i diritti umani, la parità di genere, la non discriminazione o no, in nome della multiculturalità? In altre parole vogliamo che si perpetui la nostra identità culturale o no? Sono scelte, dei bivi. E di qui il problema dell’accoglienza in un paese che sta diventando più povero e barbaro.

E le donne?

Passate dalla lotta per i propri diritti a quelli dei diritti della ‘altre’ anche perché sono loro che fanno i lavori domestici e le puttane, sesso, riproduzione e lavoro in casa, i due cardini delle lotte delle donne negli anni ’70 del secolo scorso. Adesso quante o meglio quali donne richiedono la divisione del lavoro domestico e comunque quante non lo considerano più perché grazie al crollo del costo del lavoro domestico possono permetterselo. Quante parlano dei figli delle altre a seguito del calo delle nascite autoctone, quante non mettono in discussione né se stesse né i loro compagni perché … sarà la loro cultura. Abbiamo smesso di chiederci se il modo in cui viviamo sia giusto, se come viviamo costa qualcosa ad altri ed altre. Mi metto tra queste. In altre parole non vediamo più noi stessi e noi stesse, e quindi neanche noi nel mondo.

Molto del movimento successivo si è basato sull’idea di pari opportunità derivato dalla legislazione europea. Le pari opportunità hanno due difetti di fondo:

  1. Che presuppongono che in assenza di discriminazione tutti e tutte raggiungerebbero lo stesso risultato; e
  2. Non tengono conto che spesso quel risultato è ottenuto in una situazione relazionale, ovvero per esempio molti uomini possono sviluppare una carriera in ragione del fatto che hanno una moglie che li accudisce e quindi per avere una pari opportunità ci sarebbe bisogno di qualcuno che si occupi della donna (una colf straniera? ) . Come dicevo un tempo l’uguaglianza è il peggio che possa succedere a un uomo e il meglio che possa succedere ad una donne. Ecco la misura della discriminazione

Io penso che lo stesso ragionamento si possa applicare al rapporto tra molti paesi.

Giugno luglio 2018   Vicky F